Anno 4 - Numero 1 - sett. / nov. 2009 - Periodico di AGC Onlus - Reg. Trib. Milano n.543 del 08 luglio 2005
 
     

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IL FORUM DI LIMEN

l casi di Eluana Englaro, di Terri Schiavo e di Papa Karol Woytila.



Come funziona il Forum
La rivista Limen – come ricorda Carlo Alberto Defanti nel suo editoriale al primo numero - esordisce in forma elettronica, proprio perché ciò permette un alto grado di interattività. Una interattività che si concretizza, fin dall’inizio, con lo strumento dei Forum (semplificato, a beneficio degli utenti meno esperti di Internet).
Il Forum è il mezzo più semplice per partecipare a una discussione a distanza su un determinato argomento, con la possibilità di esprimere per iscritto, via e-mail, la propria opinione e di leggere le opinioni degli altri colleghi. Naturalmente, è anche possibile intervenire su queste ultime, intavolando così un vero e proprio dibattito.
Per partecipare, basta cliccare sull’apposito link “Partecipa al Forum di Limen” e scrivere il proprio intervento direttamente sul messaggio di posta elettronica che comparirà.
Il Forum di ottobre-novembre verte su un caso che ha fatto molto rumore nella scorsa primavera: il caso di Terry Schiavo e altri due casi a nostro avviso collegati. Quella che vi proponiamo è una discussione su alcune implicazioni di tali casi.

I casi
• Il caso di Eluana Englaro è ormai noto all’opinione pubblica italiana e costituisce il pendant di quelli paradigmatici degli Stati Uniti (Karen Quinlan e Nancy Cruzan) e della Gran Bretagna (Tony Bland).
• La recente, amara conclusione del caso americano di Terri Shiavo, del tutto analogo a quello di Eluana sul piano medico, ma ben differente da quello per l’insanabile contrasto di posizioni che si è verificato fra il marito-tutore e i genitori di lei, ha riportato una volta di più alla ribalta questo caso italiano, che sta letteralmente distruggendo la vita dei genitori.
• Il defunto Papa Giovanni Paolo II ha consapevolmente rifiutato di ricoverarsi per essere sottoposto a alla PEG, una manovra relativamente semplice, anche se invasiva, di impiego quotidiano negli ospedali, manovra che forse gli avrebbe permesso di vivere più a lungo. Una scelta resa possibile principalmente dal fatto che egli era in possesso delle sue facoltà mentali.

Il materiale di approfondimento
Come base di discussione per il Forum, pubblichiamo un articolo che Carlo Alberto Defanti aveva scritto proprio in quei giorni per la rivista Bioetica. Rivista interdisciplinare, per gentile concessione dell’Editore.

Il problema di cui discutiamo: la biopolitica
• Si assiste a una progressiva invasione della politica nell’ambito delle questioni più intime e più private dei cittadini Alcuni parlano di questo fenomeno come della trasformazione della bioetica in biopolitica. Nel quadro biopolitico italiano, c’è una forza che, almeno in parte, gioca un ruolo molto particolare: la Chiesa cattolica, che esercita un’influenza forte e trasversale su tutti gli schieramenti politici e che sostiene una posizione intransigente di difesa del principio di sacralità della vita.
• Tra gli “effetti indesiderati” che la biopolitica nella sua versione italiana sta provocando in questi anni vi è la paralisi di ogni innovazione nell’ambito delle decisioni mediche di fine vita.

Che fare?
• I medici sono “attori” di meccanismi di garanzia e sono investiti dell’alta e grave responsabilità di usarli davvero per il bene del paziente. Ai magistrati spetta, invece, un grosso sforzo di interpretazione delle norme, per far sì che esse non siano troppo stridenti rispetto a una realtà, come quella della medicina di oggi, estremamente mutevole e talora sconcertante.
• È indispensabile che gli uomini politici prendano atto degli effetti perversi che l’invasione della sfera della vita da parte della politica può generare, quando tenta di imporre all’intera società la concezione morale propria di una sola parte di essa, e rinuncino alla soluzione di comodo cui oggi sogliono ricorrere: cioè quella di lasciare ai parlamentari “libertà di coscienza” in materia bioetica.
• Per quanto riguarda casi come quelli di Eluana o di Terri Schiavo, è urgente e indispensabile che la politica intervenga in altro modo: da un lato dando valore giuridico alle volontà precedentemente espresse dai cittadini (varando una legge sulle direttive anticipate o testamento biologico), dall’altro prevedendo una legislazione che consenta ai medici, in circostanze ben definite, la sospensione dei mezzi di sostegno vitale senza rischiare di incorrere in sanzioni penali.
• Quanto alla pubblica opinione, chi ha il compito di informarla e di educarla deve aiutarla a fare i conti con la finitezza della condizione umana, con i limiti della medicina (anziché enfatizzare, come oggi accade, unicamente i suoi progressi e le sue future promesse) e con la responsabilità, che incombe su tutti noi, di dare per tempo indicazioni sui valori cui ci ispiriamo e sulle nostre scelte in caso di futura grave malattia.

Consulta il materiale di approfondimento

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